La ricerca “Valutazione del fenomeno del gioco minorile con vincita in denaro a Napoli”, realizzata dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II offre un’analisi approfondita e multidimensionale del fenomeno del gioco tra minorenni e giovani adulti (18–24 anni) nel contesto urbano napoletano.
Lo studio, condotto da un team composto da docenti dell’ateneo, con il coordinamento della dott.ssa Laura D’Angeli e il supporto dell’Istituto Demoscopico Noto Sondaggi, evidenzia un dato particolarmente significativo: il 34% dei minorenni intervistati dichiara di aver giocato almeno una volta nell’ultimo anno. Il gioco emerge spesso come forma di trasgressione rispetto ai limiti normativi, segnalando la necessità di interventi strutturati e integrati.
Valutazione del fenomeno del gioco minorile con vincita in denaro a Napoli
Ricerca Università degli Studi di Napoli Federico II per Admiral Gaming Network (2026)
Un fenomeno complesso.
La ricerca analizza il gioco con vincita in denaro tra i minori a Napoli, considerando un ampio insieme di fattori:
- psicologici
- sociali
- familiari
- economici e territoriali
Il gioco con vincita in denaro tra i minori a Napoli emerge come un fenomeno articolato, influenzato da una pluralità di fattori che vanno oltre la dimensione individuale. La ricerca evidenzia come elementi psicologici, familiari, sociali, economici e territoriali si intreccino nel determinare l’avvicinamento al gioco, restituendo l’immagine di un comportamento profondamente radicato nel contesto di vita dei giovani.
Napoli: vulnerabilità e disuguaglianze.
Le condizioni socio‑economiche incidono sui comportamenti giovanili e aumentano le vulnerabilità:
- Alta densità abitativa
- Redditi medi bassi
- Forte eterogeneità tra quartieri
- Partecipazione al lavoro sotto la media nazionale
La diffusione del fenomeno si inserisce in un contesto urbano caratterizzato da forti disuguaglianze. Napoli presenta una realtà socio‑economica frammentata, con redditi medi bassi e marcate differenze tra quartieri, che incidono sulle opportunità di crescita dei giovani. In queste condizioni, il gioco può diventare una risposta a bisogni di riscatto o una forma di compensazione delle difficoltà quotidiane.
Perché i giovani si avvicinano al gioco?
Il gioco si inserisce spesso in un quadro più ampio di comportamenti a rischio:
- Influenza della famiglia e dei pari
- Bassa supervisione genitoriale
- Normalizzazione del gioco
- Facile accesso (fisico e digitale)
Tra le principali determinanti del comportamento di gioco emergono con forza il ruolo della famiglia e del gruppo dei pari. Una supervisione genitoriale debole, la disponibilità di risorse economiche non controllate e la normalizzazione del gioco all’interno delle relazioni sociali aumentano significativamente il rischio. Il gioco, inoltre, tende a inserirsi in un più ampio insieme di condotte a rischio, rafforzando dinamiche già fragili.
Fragilità nei percorsi formativi.
Il disagio educativo rappresenta un fattore chiave di rischio:
- 57,7% studenti con difficoltà numeriche
- 46,1% difficoltà in lettura
- 26,9% giovani NEET (Not in Education, Employment or Training – fuori percorso studi o lavoro)
- Bassa iscrizione all’università
Le difficoltà del sistema educativo rappresentano un ulteriore elemento chiave. I dati mostrano livelli elevati di carenza nelle competenze di base e una quota significativa di giovani fuori dai percorsi di studio e lavoro. Questa fragilità educativa si traduce spesso in una minore capacità di comprendere rischi e conseguenze, rendendo i giovani più esposti a comportamenti come il gioco con vincita in denaro.
Tipologie di intervento secondo due direttrici principali.
Prevenzione e sensibilizzazione devono procedere insieme:
- Interventi indiretti: scuola, famiglia, comunità
- Interventi diretti: comunicazione e strumenti per i minori
Alla complessità del fenomeno la ricerca risponde proponendo un approccio necessariamente multilivello. Non basta agire solo sull’offerta di gioco: è fondamentale intervenire contemporaneamente su educazione, famiglia e contesto sociale. La strategia suggerita si basa su azioni coordinate tra scuola, istituzioni, comunità e punti di gioco, con l’obiettivo di costruire una cultura della legalità e promuovere comportamenti consapevoli tra i giovani
La ricerca evidenzia come il gioco minorile non sia un fenomeno isolato, ma il risultato di un insieme di fattori sociali, educativi ed economici che si intrecciano nel contesto di vita dei giovani. Per questo, il contrasto al fenomeno richiede un approccio integrato e condiviso, capace di coinvolgere scuola, famiglia, istituzioni e territorio, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione e promuovere una maggiore consapevolezza tra i ragazzi.
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